[I contenuti sono ispirati dal libro “E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor”, di Alessandra Selmi]

 

Quando uno scrittore, o aspirante tale, invia il manoscritto ad una casa editrice, solitamente accompagna il suddetto con una lettera di presentazione; questa, insieme alla sinossi del libro, è uno strumento utile (ed efficace) che gli editori utilizzano per cominciare a fare una sorta di “screening” iniziale della mole infinita ricevuta.

Esistono svariati esempi di “cose da non fare” quando si stende una lettera di presentazione da inviare al (magari) futuro editore.

 

GLI ERRORI

Se già la vostra lettera di presentazione, che non sarà mai lunga quanto il vostro libro (si spera), contiene errori su errori… quante speranze ci sono di ritrovare errori su errori su errori nel manoscritto? L’editore che la riceve rifletterà una volta in più sulla scelta di proseguire con la lettura del romanzo. Certo, un refuso capita a chiunque (all’editor stesso!), ma una cura particolare per il vostro lasciapassare verso (almeno) la lettura non sarà mai una perdita di tempo!

 

PRESENTARE IL MANOSCRITTO

Quando inviate la lettera di presentazione, è bene che presentiate qualcosa; certo, essere troppo prolissi non aiuta di certo a smaltire il lavoro dell’editore, che potrebbe scartare il manoscritto perché se già la lettera allegata è davvero troppo lunga e pesante… figurarsi il libro! Ma inviare una lettera di presentazione senza alcun accenno al vostro lavoro è completamente inutile. Quindi no a “lettere di presentazione” contenenti frasi come “Alla presente allego il mio romanzo. Saluti”.

 

CHI SI LODA…

Presentare il proprio lavoro utilizzando elogi a se stessi è un espediente davvero triste, oltre che inefficace. Chiunque può dire di essere il migliore scrittore che si sia mai letto da molti anni a questa parte, quasi al pari di chissà quale autore studiato a scuola. L’editore a cui state scrivendo sa che nel 99,9% dei casi non è così. E, se davvero siete così prodigiosi, sicuramente non dovete convincere gli altri attraverso una lettera di presentazione.

 

LETTERE DIFFICILI

Come dicevamo, la lettera di presentazione dovrebbe aiutare l’editore e facilitare il suo lavoro, quindi scrivere una presentazione contenente termini particolarmente ricercati o giri di parole ridondanti che sembrano regalare al vostro manoscritto una certa importanza non è la scelta più appropriata. La lettera di presentazione deve essere chiara, diretta, focalizzata sul “punto”. Perché un editore dovrebbe leggere proprio il vostro lavoro? Cos’avete scritto di così importante?

 

MALEDUCAZIONE O GIÚ DI LÌ

Trovare in una lettera di presentazione parole poco gentili, arroganza, sfacciataggine e tutto ciò che ad esse è imparentato non è sicuramente la strategia migliore da adottare. Una frase come “Solo uno che non capisce niente di arte può non pubblicare un libro come il mio” è alquanto supponente e presuntuoso. L’editore sa fare il suo lavoro e, se il vostro manoscritto merita, sicuramente l’editore non si lascerà sfuggire l’occasione. D’altra parte, il vostro successo è il suo successo.

 

E poi ancora:

 

Lettere che contengono avverbi come se piovesse. Il romanzo che sono entusiasticamente a proporle narra vivacemente la storia di un politico erroneamente invischiato in un omicidio e improvvisamente costretto forzatamente a una vita da fuggitivo.

 

Lettere che contengono scadenze come il tonno in scatola. Qualora, trascorse tre settimane dal ricevimento del presente dattiloscritto, io non avessi avuto da voi alcuna risposta, mi riterrò libero di proporlo ad altre case editrici.

 

Lettere che contengono sfide. Editore! Risvegliamo insieme le coscienze di quest’Italietta senza più miti né eroi! Sfidiamo, infrangiamo senza vergogna le inique leggi del mercato! Non abbia paura di andare controcorrente, non tema il vituperio dei mezzi di comunicazione di massa! Pubblichi il mio libro, se ha coraggio!

 

Lettere che contengono paragoni impossibili. Il mio romanzo è una sapiente via di mezzo tra Jane Austen e Umberto Eco, con tocchi di lirismo alla James Joyce e un gusto per l’orrore fantastico tipico di H.P.Lovecraft.

 

Lettere che contengono depressione. Ho già inviato questo manoscritto a più di cento case editrici. So che anche voi non mi darete risposta. In ogni caso…”

 

 

Attenzione dunque al tipo di lettera che state scrivendo: la prima impressione è quella che conta (almeno finché il vostro libro non verrà letto!).

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