Recensione di Margherita Montagna

 

Ero diventata docente di Antropologia quando avevo ancora poco più di trent’anni, e come riscatto non era stato niente male. L’università di Venezia mi aveva accolta da studentessa incerta, sola e povera di qualsiasi idea sul futuro. Ma lo studio mi aveva plasmata: i libri erano stati la mia compagnia insostituibile e, fra un esame e l’altro, avevo costruito il mio modo di stare al mondo. La stanza 21, lo spazio dell’ateneo dove ormai trascorrevo intere giornate dedicate a lezioni e ricerche, mi accoglieva come un angolo di libertà nonostante i margini quasi sempre stretti dell’attività accademica.

 

La quarantunenne di origini salentine Ginevra Carrara, grazie ai suoi studi attenti e approfonditi, è una docente di antropologia all’università di Venezia dove lavora insieme al suo ex Davide, reduci da una convivenza di cinque anni, affiancando il professor Genzano, uno scansafatiche sfruttatore di studenti operosi. La donna conduce una vita piuttosto ritirata e frequenta poche persone tra cui Loredana che, una domenica, la invita ad un pranzo di famiglia poiché tutto il parentado è venuto da Verona per farle visita. Ginevra apprezza molto, le famiglie le sono sempre piaciute.

 

Le loro frasi, incrociate al mio silenzio, mi facevano sentire ancorata a qualcosa. Eppure sapevo di essere esclusa da quel cerchio magico, dalla complicità degli sguardi, dai ricordi condivisi, dalla fiducia radicata nei loro gesti. Una sola parola, pronunciata da uno di loro, apriva le porte di un mondo a me sconosciuto; eppure in quel momento mi era concesso di varcare la soglia e sostare nel porto sicuro dei legami di sangue. E non avrei esitato a intrecciare le mie vene alle loro, per sentirmi parte di qualcosa di più grande.

 

Viene accolta con calore e gentilezza dai parenti di Loredana e, mentre sta mangiando con loro, apprende dal telegiornale che la sua amica d’infanzia Anna Palumbo si è allontanata da casa senza farvi più ritorno, avventurandosi in una zona della costa conosciuta come Baia del Diavolo, nel litorale salentino. Sentendo forte il richiamo delle sue origini pugliesi e su pressione dell’amico poliziotto Antonio, Ginevra decide di raggiungerlo nel Salento per aiutarlo nella ricerca di Anna.

 

Anna mi ha visto nascere. Anna è un sole. Anna mi è amica e sorella.

 

Dopo alcuni giorni di infruttuosa ricerca, la protagonista torna a Venezia con la convinzione che Anna sia morta; riprende quindi i corsi universitari, si riavvicina a Davide e un giorno, inaspettatamente, riceve un bellissimo mazzo di rose con una lettera di Anna carica di affetto e tenerezza.

Il romanzo, che ruota intorno al personaggio intenso e potente di Ginevra, ci presenta una donna inquieta e irrisolta, alla ricerca di se stessa e delle sue origini.

 

Non capivo quanto fossi lontana o vicina alle persone che conoscevo. Non sapevo se quella fosse casa mia o un posto sconosciuto. La fatica di collocarmi in un luogo faceva parte della confusione che mi governava. Più avessi cercato di fare chiarezza, più sarei stata trascinata via dal vento caotico del disordine.

 

Nella protagonista convivono infatti due mondi e due mentalità agli antipodi (rappresentate dai luoghi a cui è legata, Venezia e il Salento) che, con la loro distanza, sembrano voler sottolineare molteplici diversità ed evidenziare le dicotomie nord e sud, città e natura, famiglia e solitudini. Due realtà così lontane che, nonostante si siano intrecciate, mantengono inalterate le proprie caratteristiche principali: freddezza e distanza la prima, calore e famiglia la seconda. La madre biologica di Ginevra, infatti, mal sopporta la sua presenza, è sempre al lavoro e non si occupa molto della figlia spingendola quindi ad un mutismo selettivo specchio di un isolamento nel quale la protagonista ha vissuto sin da bambina. Al contrario, Emma, la mamma di Anna che la ha accolta e cresciuta, rappresenta per lei la vera figura femminile di riferimento.

 

Emma teneva pulita la casa, cucinava e sudava fra i campi. Le sere d’estate erano perfette per i suoi racconti. Anche se aveva trascorso l’intera giornata a lavorare duro, non era mai stanca per unirsi a noi bambini. Aspettava che finissimo di giocare, e non ci metteva mai fretta. Sapeva che anche per noi quello era un rito importante.

 

Attraverso il dolore della scomparsa di Anna, Ginevra finalmente comincia a guardarsi nel profondo, tornerà alle origini, laddove è cresciuta e, seppur per un breve periodo, tornerà a respirare quell’aria essenziale e a cercare il suo unico bisogno: Anna che, in realtà non l’ha mai abbandonata, un’amicizia capace di superare le barriere spazio – temporali grazie a un legame speciale che solo un sentimento così profondo e viscerale è in grado di creare e perpetrare a dispetto dei silenzi e della lontananza.

“Le congiunzioni della distanza” racchiude in sé non solo le note cupe e cariche di tensione di un thriller, ma anche le riflessioni proprie di un romanzo di “formazione” e, grazie alla narrazione fluida e scorrevole dell’autrice, la commistione di più generi riesce a catturare l’attenzione del lettore sin dall’inizio.

 

BIOGRAFIA DELL’AUTRICE

Leccese, da sempre appassionata di scrittura.

Laureata in Filosofia, Mimma Leone consegue successivamente il patentino di Giornalista Pubblicista collaborando con molte testate giornalistiche. A questo si unisce la passione per la musica e il cinema: scrive infatti molte canzoni e sceneggiature, oltre a lavorare come aiuto regista.

Ricopre inoltre la carica di vicepresidente dell’Associazione socio-culturale RiCreAzione.

Nel 2014 pubblica la raccolta di racconti brevi ‘Il Mare per le Conchiglie’ (Premio Ecce Dominae 2015, Roma –   Premio speciale per la Narrativa Femminile 2015, Taranto –   Premio Microeditoria di Qualità 2016, varie menzioni speciali e riconoscimenti ai singoli racconti – p.es. il racconto ‘Approdi’, premiato a Modica -).

Il suo racconto ‘L’angelo imperfetto’, è incluso nell’antologia di scrittori salentini ‘Salento Quante Storie 2015’. ( 3° posto Concorso Salento Quante Storie 2015 ).

Nel 2017 riceve il Premio Personaggio dell’Anno (sezione Letteratura) a La Spezia. Nello stesso anno, riceve anche un Attestato per Meriti Artistici al Palafiori di Sanremo, nella settimana dedicata al Festival della canzone italiana.

‘Le Congiunzioni della Distanza’, pubblicato a novembre del 2018, è il suo primo romanzo (2° posto Concorso Equilibri 2019– Menzione d’onore Concorso Argentario 2019 – Menzione d’Onore Città di Grosseto Amori sui generis 2018).

Una biografia sul filosofo Baruch Spinoza è in attesa di pubblicazione e un altro romanzo (genere thriller) è in corso di stesura.

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