CENNI STORICI

La tragedia greca è uno degli apici artistici della cultura greca e da questa deriva quella moderna.

Lo sviluppo maggiore di questo genere letterario si ha tra la fine del VI e il V secolo a.C. ad Atene, dove si sostituisce all’epica.

Tra i più importanti esponenti della tragedia greca si annoverano Eschilo, Sofocle ed Euripide, i quali portarono in scena il rapporto degli uomini con i suoi simili, con gli dèi, con la morte e il dolore, ma anche temi di attualità politica e sociale, come per esempio la vittoria contro i Persiani o il governo di Pericle.

 

L’ORIGINE DELLA TRAGEDIA GRECA

L’origine della parola “tragedia”, secondo l’interpretazione di Aristotele, può essere legata alla parola tragos (=capro) e odé (=canto), tradotta quindi come “il canto dei capri”, infatti in origine gli attori vestivano costumi da capri.

Un’altra interpretazione ad opera di Eratostene è “canto per il capro”, alludendo al premio in palio per le gare.

Secondo Aristotele, “derivava la sua origine dall’improvvisazione, non solo la tragedia, ma anche la commedia. E poi a poco a poco si accrebbe, perché i poeti coltivavano ciò che in essa appariva spontaneo; così, dopo essere passata attraverso vari mutamenti, la tragedia si arrestò perché aveva raggiunto la sua propria natura. Fu Eschilo per primo a portare il numero degli attori da uno a due, a ridurre le parti corali, e a fare primeggiare il dialogo; a Sofocle si debbono i tre attori e la scena. Poi c’è la grandiosità: partendo da brevi racconti e linguaggio ridicolo, richiese tempo per acquistare nobiltà, dovendo abbandonare la sua impronta satiresca.”

Altri studiosi ipotizzano che la tragedia sia nata dalle celebrazioni funebri in onore di eroi locali, di cui venivano celebrate le imprese; un’altra ipotesi è che sia legata ai culti misterici durante i quali gli iniziati rievocavano le prove dell’eroe capostipite della propria tribù.

 

LA STRUTTURA

Le tragedie greche hanno una struttura fissa, suddivisa in parti recitate e parti liriche.

Solitamente sono composte da:

Prologo – dove uno o più attori, che interpretano personaggi umani o divini, introducono la vicenda fornendo informazioni sugli antefatti;

Parodo – dove entra il coro e i coreuti (dapprima 12, diventano 15 con Sofocle), cantando e ballando, occupano l’orchestra;

Episodi – dove gli attori, al massimo 3, recitano 3 o 4 episodi;

Stasimi – anch’essi 3 o 4, dove il coro canta e danza;

Dialoghi lirici – dove attori e coro interagiscono, sono i momenti di maggior pathos e intensità emotiva; questi dialoghi non sono fissi, dunque il tragediografo può ricorrervi liberamente ogni volta che desidera;

Esodo – consistente nell’uscita dal teatro di coro e attori, per concludere la rappresentazione.

IL METRO

Nella tragedia vengono usati diversi schemi metrici, a seconda del momento strutturale in cui ci si trova.

In età storica viene utilizzato il trimetro giambico per le parti dialogate, mentre per le parti cantate del coro si utilizza l’anapesto.

 

LE FUNZIONI DELLA TRAGEDIA

La principale funzione della tragedia era quella educativa: essa dava infatti modelli ed esempi riguardanti il rapporto tra uomini e divinità, anche se, col tempo, le prospettive cambiano radicalmente; nel teatro di Sofocle, rispetto a quello di Eschilo, l’operato divino diviene incomprensibile, mentre in quello di Euripide gli dèi sono totalmente assenti e distanti dai problemi degli uomini.

Un’altra funzione della tragedia è quella catartica, ovvero una sorta di purificazione o liberazione psichica raggiunta grazie alle emozioni di pietà e paura provate assistendo alla rappresentazione delle vicende umane.

2 Risposte

  1. Rosa Isabella Furnari

    chi sono gli studiosi che pensano che la tragedia grecasia un canto funebre in origine?

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