[tratto da “Dalla parte di Freud”]

Freud formulò tre teorie sull’angoscia. Nella prima l’angoscia figura come uno stato affettivo della serie piacere-dispiacere che probabilmente è anche il sedimento di un evento particolarmente importante. Egli crede di sapere di quale impressione primitiva sia la riproduzione: l’atto della nascita, nel quale ha luogo quel misto di sentimenti spiacevoli, di impulsi di scarica e di sensazioni corporee che è diventato il prototipo dell’effetto prodotto da un pericolo mortale e che da allora viene da noi ripetuto come stato d’angoscia. La prima fu quindi un’angoscia tossica.

La distinzione è tra angoscia reale e angoscia nevrotica: la prima è una reazione comprensibile a un pericolo atteso dall’esterno, la seconda invece si presenta come assolutamente enigmatica, quasi non avesse uno scopo. L’angoscia nevrotica assumerebbe tre forme, quella dell’ansietà liberamente fluttuante, quelle delle fobie e in terzo luogo quella dell’isteria e di altre nevrosi gravi.

L’ansietà liberamente fluttuante, la cosiddetta “angoscia d’attesa”, è pronta ad agganciarsi a ogni contenuto rappresentativo, in qualunque modo si riveli adatto. Le persone che sono tormentate da questo genere d’angoscia prevedono tra tutte le possibilità sempre la più terribile, interpretano ogni avvenimento casuale pessimisticamente come un segno premonitore di sventura.

Le angosce fobiche sono connesse a contenuti rappresentativi e sono psichicamente legate a determinati oggetti o situazioni. Infine Freud considera il terzo tipo di angoscia nevrotica che ci pone dinnanzi al fatto misterioso che perdiamo di vista la connessione tra angoscia e pericolo incombente. Troviamo qui gli attacchi isolati d’angoscia che si manifestano sotto forma di crisi.

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Due punti emergono chiaramente da questa prima teoria: l’idea che l’angoscia come il sintomo sia un prodotto della rimozione e l’idea dell’angoscia come libido trasformata.

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