[Titolo e contenuti sono ispirati dal libro “E così vuoi lavorare nell’editoria. I dolori di un giovane editor”, di Alessandra Selmi]

 

Lavorare nell’editoria… un lavoro appagante, un sogno per molti, una passione che si concretizza in professione, una soddisfazione senza eguali che permette di creare, di dare vita a parole, pagine ed emozioni.

Lavorare nell’editoria… un lavoro certamente appagante, ma che spesso nasconde insidie e ostacoli che solo gli editor più tenaci sono in grado di affrontare.

 

LA STORIA INFINITA… INFINITE STORIE

La prima vera difficoltà… la quantità di storie che un editor deve leggere. Contemporaneamente. È vero, se avete scelto questo lavoro è perché amate più di ogni altra cosa leggere. Ma fare l’editor vuol dire dover affrontare una mole enorme di storie. E ovviamente queste storie dovete comprenderle a fondo, capirle, entrarci, lavorarci. Non si tratta solo di leggere un libro per passatempo, la sera prima di andare a dormire. Qui si parla di lavoro, serietà, qualità. E libri. Tanti libri. Tante storie. Tanti intrecci. Tanti generi diversi. Che li amiate o meno.

La difficoltà è che, talvolta, tutto questo si possa mischiare, finendo col creare un ibrido dai contorni poco definiti. Senza contare che, il più delle volte, leggere “per piacere” non coincide propriamente al “leggere per dovere”. E, infine, il tempo che puoi dedicare alle tue letture “per scelta” diventa davvero molto poco.

 

LA NOIA

Un altro problema, non indifferente, è che la maggior parte delle storie che sarete costretti a leggere, contemporaneamente a tutte le altre, sono noiose. Non si tratta di capolavori, di grandi autori che faranno la storia né di intrighi stupefacenti. Niente di tutto ciò.

Spesso e volentieri si tratterà di comuni storie noiose, lette e rilette in altri centinaia di manoscritti, pubblicati o meno, storie trite e ritrite che vi perseguiteranno in un modo o nell’altro.

E voi dovrete affrontare con coraggio questo sentimento tanto avverso a noi uomini, chiamato noia.

 

GLI SCRITTORI

È quasi un controsenso considerare la parte (quasi) più importante del lavoro di un editor come un ostacolo, ma spesso gli scrittori sanno davvero essere… difficili. Ci sono quegli scrittori che continuano a domandarti “sequandodovecomeperchè” pubblicherai il loro lavoro; altri che invece sono semplicemente insopportabili e si credono arrivati solo perché il libro che hanno scritto si troverà sugli scaffali di qualche libreria; e poi ci sono quegli scrittori, o aspiranti tali, che hanno bisogno di presentarti il proprio lavoro in qualunque occasione si presenti loro. Qualunque.

 

IL LAVORO PRIMA DI TUTTO. SEMPRE.

Ma proprio sempre. Non esisteranno più weekend o sere o feste o vacanze che tengano. L’editor lavora sempre, sempre, sempre. Ha sempre un libro con sé, qualunque sia la sua destinazione. E, chissà perché, alcuni scrittori si sentono in dovere di chiamare il proprio editor… sempre. Per qualsiasi motivo.

 

L’ERRORE

Perché, diciamolo, nonostante tutti gli sforzi per pubblicare un libro perfetto, esente da ogni refuso… alla fine eccolo lì, perfido, infido, invisibile solo ai nostri occhi, ma sfortunatamente ben chiaro agli occhi di tutti gli altri.

In quale libro non ne abbiamo trovato almeno uno? Pubblicare un libro senza errori è un’impresa praticamente titanica. E quindi l’errore, purtroppo e inevitabilmente, capita.

 

PRESENTARE QUALCOSA CHE NON PIACE

De gustibus… non a tutti possono piacere le stesse cose (e per fortuna!), dunque spesso e volentieri potrà capitare di dover presentare un lavoro che non ci ha entusiasmati completamente. Quando ciò avviene, bisogna sfoderare tutta la propria professionalità, mettendo da parte i nostri personalissimi (e, in questa circostanza, inutili) gusti e portare il lavoro fino in fondo, come se non avessimo mai letto un capolavoro del genere. Un bravo editor crede nel lavoro che fa e crede nel libro su cui sta lavorando.

 

 

Senza contare un’altra serie di “danni legati alla professione:

 

– L’editor rischia di essere investito, perché spesso legge mentre attraversa la strada.

 

– L’editor, anche se non sta leggendo mentre attraversa la strada, rischia di essere investito volontariamente da qualche scrittore di cui ha rifiutato il manoscritto.

 

– L’editor rischia di morire in molti modi per mano di scrittori cui ha rifiutato i manoscritti.

 

– L’editor ha più ernie lombari che dischi vertebrali. Gli editor sono la categoria più numerosa che popola le sale d’attesa di osteopati, centri radiologici, neurochirurghi, ortopedici, massaggiatori, centri di ginnastica, pilates e yoga.

 

– L’editor soffre di cecità precoce.

 

– L’editor ha il gomito da tennista anche se non ha mai preso in mano una racchetta in vita sua.

 

– L’editor ha il tunnel carpale da abuso mouse, l’unico tunnel dal quale non si può uscire. La luce alla fine di questo tunnel è un monitor acceso da cui ammicca un altro manoscritto da correggere.”

 

 

Ma il lavoro dell’editor continua ad essere uno dei lavori più soddisfacenti del mondo!

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