Una vita tormentata, un’evoluzione dello spirito, un’esistenza ricca di passioni e tensioni, qualcuno l’ha definita una “tragedia dell’anima”, tutta volta all’arte, una lotta continua con il mondo, per affermare sé e i suoi ideali.

Lo sforzo lo richiede, e notevole, la biografia tolstoiana: per non smarrirsi tra le sue fasi, tanto radicalmente diverse l’una dall’altra, contraddittorie, e tanto intense tutte, mai «minori» – giacché in ciascuna di esse Tolstoj metteva immancabilmente tutto sé stesso… (Igor Sibaldi)

La sua vita può essere suddivisa in quattro periodi principali, come scrive lui stesso:

[…] quel primo tempo poetico, meraviglioso, innocente, radioso dell’infanzia fino ai quattordici anni. Poi quei venti anni orribili di grossolana depravazione al servizio dell’orgoglio, della vanità e soprattutto del vizio. Il terzo periodo, di diciotto anni, va dal matrimonio fino alla mia rinascita spirituale: il mondo potrebbe anche qualificarlo come morale, perché in quei diciotto anni ho condotto una vita familiare onesta e regolata, senza cedere a nessuno dei vizi che l’opinione pubblica condanna. Tutti i miei interessi però erano limitati alle preoccupazioni egoistiche per la mia famiglia, il benessere, il successo letterario e tutte le soddisfazioni personali. Infine il quarto periodo è quello che sto vivendo adesso, dopo la mia rigenerazione morale […]

Nato nel 1828 nel distretto di Ščëkino, la sua è una famiglia di nobili origini: figlio della principessa Marja Nikolàevna Volkonskaja e del discendente di un conte Nikolàj Il’ìč, rimane presto orfano (la madre muore quando Lev Tolstoj ha due anni, seguita pochi anni dopo dal padre), e viene educato e cresciuto da alcune zie e da due precettori, uno tedesco e uno francese. Prosegue con gli studi universitari, dedicandosi dapprima alla facoltà di filosofia, poi a quella di giurisprudenza, senza però riuscire mai a laurearsi; intraprenderà invece un percorso di studi da autodidatta, che però lo lascerà sempre insoddisfatto e a disagio nei confronti della società.

Tra le sue letture predilette del periodo troviamo numerosi filosofi, in particolare Jean-Jacques Rousseau, il quale avrà una grande influenza su Lev Tolstoj, che trent’anni dopo scriverà un’opera intitolata “La confessione”, proprio per richiamare l’autobiografia rousseauiana, dove racconta della sua crisi spirituale e della profonda depressione che quasi lo spinse al suicidio. Iniziano la sue prime pubblicazioni: il racconto “Infanzia” viene edito da una rivista, mentre un altro racconto, “Storia della giornata di ieri”, rimane incompiuto: quest’ultimo avrebbe dovuto raccogliere la descrizione di un intero giorno, compresi fatti, percezioni e pensieri, anticipando i temi a lui cari, ovvero l’introspezione e la realtà.

Negli anni successivi Tolstoj si arruola, dapprima come volontario, poi come ufficiale d’artiglieria, combattendo nella guerra del Caucaso e poi in quella russo-turca, ma è la letteratura la sua passione, il destino a cui vuole aspirare, come dice egli stesso:

[…] La carriera militare non fa per me, e prima me ne tirerò fuori, per dedicarmi totalmente alla letteratura, tanto meglio sarà. […]

D’altra parte l’esperienza della guerra gli permette di attingere ad una scrittura cruda, veritiera, priva di quel romanticismo legato alla lotta per la propria patria: le sue pubblicazioni, “Racconti di Sebastopoli”, “Il taglio del bosco”, “La tempesta di neve”, sconvolgeranno la Russia perché mai prima di quel momento qualcuno aveva osato descrivere in quel modo una realtà tanto violenta.

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Afflitto dalla miseria della condizione umana, in particolare dalla vita disumana che i contadini russi sono costretti a subire, sconvolto dagli abusi del potere, viene sopraffatto dall’angoscia e dall’insoddisfazione per la propria vita: decide quindi di abbandonare gli impegni per dedicarsi all’istruzione dei bambini del villaggio della sua tenuta.

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Nel 1862 sposa la giovane Sof’ja Andrèevna, con la quale avrà ben 13 figli. È in questo periodo che si dedica alla stesura del suo romanzo “Guerra e pace”: qui esprime quello che è il suo ideale di società, buona e a stretto contatto con la natura; attraverso i suoi personaggi dimostra come i fatti non vadano contrastati; affronta le tematiche complementari di guerra e pace vissute all’interno di un arco temporale preciso, quello tra il 1805 e il 1812 (rispettivamente la prima guerra contro Napoleone e la ribellione russa per difendere il proprio territorio).

Tolstoj non ha espresso soltanto il desiderio di fratellanza, così profondo nel popolo russo, ma il bisogno di pace di tutti noi. E ha cercato, anche per noi, una fede. (Enzo Biagi)

L’altro suo immenso successo è il romanzo “Anna Karenina”, dove affronta numerosi problemi sociali di quegli anni, e dove ritroviamo molti spunti autobiografici, per esempio Tolstoj ritrae se stesso nel personaggio di Levin, proprietario terriero proprio con lui.

Tra gli anni settanta e ottanta una profonda crisi spirituale lo porta alla ricerca di risposte ai suoi dubbi esistenziali: studia i testi orientali e si converte ad una profonda religiosità, dedicandosi alla lettura approfondita del Vangelo, in particolare il “Discorso della Montagna”; scriverà poi moltissime opere di carattere religioso e morale.

Nell’ultimo periodo della sua vita Tolstoj scrive moltissimo, e il suo scopo principale è la divulgazione del proprio pensiero religioso; il fervore nell’esprimere il suo modo di interpretare questi argomenti lo porta addirittura alla scomunica, alla quale replicherà punto per punto; il successo raggiunto è talmente elevato che eliminarlo sarebbe diventato un problema.

 

Credendo a se stesso, l’uomo si espone sempre al giudizio della gente. Credendo agli altri ha sempre l’approvazione di chi lo circonda. (Lev Tolstoj)

Nel 1901 Tolstoj è candidato al Premio Nobel per la letteratura, ma il premio viene poi assegnato a Sully Prudhomme. Continua a pubblicare moltissime opere, racconti e drammi, come “La morte di Ivan Il’ič”, “Il diavolo”, “La potenza delle tenebre” e “I frutti dell’istruzione”.

Arrivato al punto di lasciare tutto per abbracciare la religione, Tolstoj decide di andarsene di casa: durante il viaggio, però, a causa del freddo si ammala di polmonite, che lo porterà alla morte.

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[…] Dio è quell’infinito Tutto, di cui l’uomo diviene consapevole d’essere una parte finita. Esiste veramente soltanto Dio. L’uomo è una Sua manifestazione nella materia, nel tempo e nello spazio. Quanto più il manifestarsi di Dio nell’uomo (la vita) si unisce alle manifestazioni (alle vite) di altri esseri, tanto più egli esiste. L’unione di questa sua vita con le vite di altri esseri si attua mediante l’amore. Dio non è amore, ma quanto più grande è l’amore, tanto più l’uomo manifesta Dio, e tanto più esiste veramente. […]

Muore il 7 novembre del 1910.

Tolstoj fu la luce più pura che abbia illuminato la nostra giovinezza in quel crepuscolo denso di ombre grevi del diciannovesimo secolo che tramontava. (Romain Rolland)

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