Jonathan Franzen, considerato uno degli scrittori più influenti del ventunesimo secolo, autore di numerosi libri, come “Le correzioni”, “Libertà” o “Purity”, ha ottenuto numerosi riconoscimenti che l’hanno addirittura fatto comparire in copertina sul Time, l’unico americano dopo Stephen King.

Franzen ha dunque deciso di regalare agli aspiranti scrittori alcune regole e originali consigli.

1 – Puoi osservare più cose stando seduto immobile che rincorrendole.

Ciò che fa grande uno scrittore non è la capacità di rincorrere gli eventi che si susseguono costantemente nelle nostre vite: per esercitare questa professione occorre osservare attentamente, cogliere i dettagli, rimanere in silenzio e ripensare agli accadimenti; meno azioni e più riflessione.

2 – Quando l’informazione diventa libera e universalmente accessibile, una ricerca ampia per scrivere un romanzo viene svalutata, e così anche il romanzo stesso.

Mai mettere da parte la fase precedente alla scrittura: fare ricerca, documentarsi, raccogliere tutte le nozioni e i dati necessari per costruire trame e intrecci. Al giorno d’oggi, con Internet alla portata di tutti, questa parte viene sminuita, messa da parte, addirittura ignorata.

3 – Di rado i verbi interessanti sono davvero interessanti.

La cosa più importante nella scrittura è variare i termini: verbi, nomi, aggettivi… il lettore rischia di annoiarsi leggendo sempre le stesse cose, per quanto possano essere orecchiabili

4 – È improbabile che chiunque abbia una connessione Internet quando lavora stia scrivendo delle buone storie.

Consiglio che sentiamo spesso: per scrivere bene serve concentrazione, e per avere la mente focalizzata occorre un contesto adatto, senza distrazioni, compreso Internet.

5 – Non usare mai la parola “poi” come congiunzione – abbiamo già “e” adibita a questo scopo. Utilizzare “poi” è la non-soluzione che lo scrittore pigro o mediocre dà al problema di una pagina con troppe “e”.

Lo stile di uno scrittore può essere composto di tante cose, comprese ripetizioni e attenzioni sintattiche; tendenzialmente, però, Franzen consiglia di non esagerare con la congiunzione “poi”, utile espediente per sostituire quell’onnipresente “e”.

6 – Il lettore non è un avversario o uno spettatore, ma un amico.

Smettiamola di vedere i lettori come i nostri antipatici nemici, capaci di criticare e non comprendere ciò che stiamo creando: non è così! Chi ci legge è il nostro critico, è vero, ma di certo non aprirà il vostro libro per emettere sentenze: lo farà per entrare in una nuova storia, per essere coinvolto, per emozionarsi… diamogli tutto questo, così come daremmo ai nostri veri amici la possibilità di trascorrere del buon tempo insieme a noi.

7 – Se un romanzo non racconta l’avventura personale dell’autore in una dimensione spaventosa o sconosciuta, allora non vale la pena di scriverlo – se non per soldi.

Anche quando si scrive di sé, occorre inserire un po’ di invenzione, così come quando si inventa totalmente una storia non possiamo fare a meno di inserire un po’ di noi stessi. È un dare e avere: autobiografia e fantasia, qualcosa di personale e qualcosa di universale, in un equilibrio di umanità.

8 – La narrativa autobiografica più pura richiede invenzione pura. Nessuno ha mai scritto una storia più autobiografica de La metamorfosi.

Consiglio legato al precedente: un inter-legame tra ciò che siamo noi e quello che è il nostro racconto.

9 – Scrivi in terza persona, a meno che una voce in prima persona non ti si imponga con forza irresistibile.

Meglio optare per questa soluzione: raccontare sempre la storia di qualcun altro, nonostante questi siate voi; cedere alla prima persona solo se si è costretti.

 

10 – Devi amare prima di essere implacabile.

Agire sempre perseguendo il meglio di ciò che siamo, esprimere ogni volta quello che si pensa senza remore, credere in ciò che si crede e portare avanti la nostra identità: questo il segreto di una buona scrittura.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata