Spesso e volentieri il lavoro dell’editor non viene apprezzato né riconosciuto: molti aspiranti scrittori sono convinti di poter fare a meno di un terzo incomodo (che disturberebbe l’accoppiata “io e il mio libro”) che metta mano al proprio lavoro; o, nella migliore delle ipotesi, il duro lavoro editoriale viene messo in ombra dagli sforzi del talentuoso autore…

Esistono poi tutta una serie di critiche che vengono rivolte all’editor.

 

GLI EDITORI SONO MACCHINE PER FARE SOLDI

Il lavoro di una casa editrice non mira alla qualità del prodotto, ma solo al profitto per l’azienda, quindi gli editori saranno focalizzati sulla scelta di libri commerciali, facilmente godibili dal grande pubblico e, pertanto, non sempre vengono selezionati i testi migliori dal punto di vista qualitativo… È vero, una CE è prima di tutto un’azienda, deve guadagnare per sopravvivere. Ma guadagnare vuol dire anche (non solo) fornire prodotti giusti al pubblico giusto al momento giusto. E, in ogni caso, a volte bisogna anche ammettere di non essere il secondo Dante Alighieri: se non si viene pubblicati non è sempre e solo perché le CE sono contro il vostro lavoro…

 

L’EDITOR APPORTA MODIFICHE INUTILI E INEFFICACI

Siamo tutti d’accordo nel dire che un editor fa di professione l’editor. Noi non andiamo a dire ad un medico come deve curarci o ad un amministratore delegato come deve guidare una società. Se fanno questo lavoro vuol dire che, probabilmente, sanno fare il loro mestiere. Un editor sa cosa è meglio per il nostro libro e per il pubblico, cosa si legge meglio e cosa invece i lettori faticano a far scorrere sotto gli occhi. Insomma, non pecchiamo di presunzione pensando di essere sempre i migliori. Qualcosa di buono faranno pure, questi editor!

 

NON MI SERVE UN EDITOR

Come accennato, uno degli scogli maggiori al lavoro editoriale è senza dubbio composto dalla schiera di scrittori che si proclamano indipendenti da qualsiasi interferenza di carattere editoriale: “a cosa serve il lavoro dell’editor? Sono io lo scrittore, so scrivere! Non voglio assolutamente autorizzare che persona alcuna metta mano al mio lavoro!”, e così via… Spesso e volentieri, però, l’occhio esperto di questa figura risulta essere essenziale prima della pubblicazione, se non altro per quegli errori che, leggendo e rileggendo, sfuggono a chi sta scrivendo o a chi non ha la visione d’insieme del libro e si focalizza sui dettagli.

 

TEMPI BIBLICI

Un’altra critica che spesso viene rivolta agli editor è che, per leggere i manoscritti, viene impiegato davvero molto tempo. Però questo può essere considerato un punto a favore del loro lavoro: non è certo una conferma, ma sicuramente potrebbe voler significare che questi editor mettano impegno e prestino reale attenzione a ciò che leggono, prendendosi il tempo necessario prima di terminare il lavoro.

 

CORREZIONI INSIGNIFICANTI

Infine, ma non meno importante, la considerazione che molti hanno di questo lavoro: secondo gli inesperti, infatti, l’editor “corregge la punteggiatura”. Ebbene, non è affatto così. Certo, viene corretta anche la punteggiatura (e, a questo punto, se fossi un aspirante scrittore mi farei anche qualche domanda), ma l’editor fa molto di più: dà un senso a quelle frasi che non presentano senso compiuto, regala armonia e coerenza tra le parti, verifica che non siano state scritte sciocchezze… Insomma, concerta tutto ciò che è stato messo sulla carta, prestando attenzione a ogni piccolo dettaglio senza mai perdere la fondamentale visione d’insieme.

 

Sicuramente esistono tantissimi altri appunti rivolti a questa professione che, nonostante tutte le critiche, rimane comunque uno step fondamentale per tutti coloro che desiderano pubblicare un libro.

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