Taci, anima mia. Son questi i tristi

giorni in cui senza volontà si vive,

i giorni dell’attesa disperata.

Come l’albero ignudo a mezzo inverno

che s’attrista nella deserta corte

io non credo di mettere più foglie

e dubito d’averle messe mai.

Andando per la strada così solo

tra la gente che m’urta e non mi vede

mi pare d’esser da me stesso assente.

E m’accalco ad udire dov’è ressa

sosto dalle vetrine abbarbagliato

e mi volto al frusciare d’ogni gonna.

Per la voce d’un cantastorie cieco

per l’improvviso lampo d’una nuca

mi sgocciolan dagli occhi sciocche lacrime

mi s’accendon negli occhi cupidigie.

Ché tutta la mia vita è nei miei occhi:

ogni cosa che passa la commuove

come debole vento un’acqua morta.

Io son come uno specchio rassegnato

che riflette ogni cosa per la via.

In me stesso non guardo perché nulla

vi troverei…

E, venuta sera, nel mio letto

mi stendo lungo come in una bara.

~

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