Come fra gli asiatici la schiavitù delle donne ha fatto nascere una maggiore schiavitù, così la loro libertà, da noi, ha fatto nascere una maggior libertà.

Un popolo libero non è quello che ha questa o quella forma di governo: è bensì quello che gode della forma di governo stabilita dalla legge, ed è indubbio che i Turchi si sarebbero sentiti schiavi se fossero stati sottomessi dalla Repubblica di Venezia, e che i popoli delle Indie considerino una crudele schiavitù l’esser governati dalla Compagnia d’Olanda.

Da ciò si desume che la libertà politica riguarda tanto le monarchie moderate quanto le repubbliche, e che non è più distante da un trono che da un senato: è libero ogni uomo che abbia un valido motivo di credere che la follia di uno soltanto, o di molti, non lo priverà della vita o della proprietà dei suoi beni.

La libertà, questo bene che fa godere degli altri beni.

La libertà pura è una condizione filosofica piuttosto che una condizione civile. Ciò non impedisce che sussistano governi ottimi e governi pessimi, e neppure che una costituzione sia meno perfetta se si allontana in misura maggiore dall’idea filosofica di libertà che noi possediamo.

Coloro che vivono in una monarchia o in un’aristocrazia saggia e moderata paiono stare in grandi reti, ove sono stati catturati ma si considerano liberi. Quelli che invece vivono in Stati meramente dispotici stanno in reti così strette che subito avvertono d’esser stati catturati.

La schiavitù è contraria al diritto naturale, secondo il quale tutti gli uomini nascono liberi e indipendenti. La libertà è in noi un’imperfezione: siamo liberi e insicuri, perché non sappiamo con certezza quel che per noi è più conveniente.

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