[tratto da Psicocibernetica]

Gli psicologi di Harvard hanno studiato il rapporto tra felicità e criminalità e hanno concluso che il vecchio proverbio “i felici non sono mai malvagi” è scientificamente vero. Essi scoprirono che la maggioranza dei criminali proveniva da famiglie infelici e avevano avuto rapporti umani infelici. Uno studio svolto per dieci anni all’Università di Yale sulla frustrazione, dimostrò che gran parte di ciò che noi chiamiamo immoralità e ostilità verso gli altri è causata dalla nostra stessa infelicità.

Schindler ha affermato che l’infelicità è la sola causa di tutti i disturbi psicosomatici e che la felicità è il solo rimedio. Lo stesso termine “disease” indica uno stato di infelicità.

E’ evidente che nel nostro normale modo di pensare alla felicità abbiamo posposto i termini: “siate buoni e sarete felici”, affermiamo. “Sarei felice se avessi successo e buona salute”, diciamo a noi stessi. “Siate gentili e teneri verso il prossimo, e sarete felici.”

Sarebbe più esatto dire: “ siate felici e sarete buoni, avrete maggior successo, godrete di una salute migliore, vi sentirete e agirete con più carità verso il prossimo.”

La felicità non è qualcosa da guadagnarsi o meritarsi, non è una dote morale. La felicità è semplicemente uno stato mentale in cui abbiamo pensieri piacevoli per buona parte del tempo.

 

“Noi non viviamo, speriamo soltanto di vivere, e aspettandoci sempre la felicità in futuro, è inevitabile che non siamo mai felici”, disse Pascal.

La felicità è un’abitudine, un atteggiamento mentale, e se non si impara e non se ne fa pratica nel presente non si avrà mai.

Non deve essere condizionata alla soluzione di un problema esterno, poiché risolto un problema ne sorge immediatamente un altro. La vita è una serie di problemi.

Se volete essere felici sempre, dovete esserlo per abitudine mentale, non a causa di qualcosa.

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