[tratto da “Mio fratello rincorre i dinosauri”]

 

Un pomeriggio Gio entrò in cucina e mi portò un disegno che aveva fatto durante l’ora di Arte. Non vidi subito l’immagine, perché me lo consegnò girato per farmi prima vedere la consegna e il voto: “illustra la guerra, voto: dieci”. Festeggiammo con un cinque dei nostri – spack frush snap. Poi girai il foglio: Giovanni Mazzariol, Ragazza seduta su panchina che mangia un gelato da sola, pastelli su foglio sicuramente rubato a un amico, conservato alla scuola media Giorgione, temporaneamente concesso alla fondazione casa Mazzariol.

 

Lo studiai senza capire: gli era stato chiesto di fare un disegno sulla guerra e lui aveva scarabocchiato una ragazza con un gelato in mano. Sul momento non commentati, ma dopo che Gio fu uscito dalla stanza dissi a mamma: – Be’, certo che glieli regalano proprio i voti.

– A quanto pare, – fece Alice, mostrandosi d’accordo con me.

Mamma chiese perché.

– Perché? Perché quel disegno non ha senso. Non c’entra niente con la guerra, eppure gli hanno dato dieci.

La cosa finì lì.

La sera, non so come mai, mi venne un’improvvisa voglia di pensare e scrivere. Presi il mio diario. Sulla copertina campeggiava una mia frase: “La cosa che mi fa più paura: una pagina bianca. La cosa che mi piace di più: una pagina bianca”.

In giro per quel diario c’era un po’ tutta la mia vita. Era il mio Vitto tascabile. Quando stavo per cominciare, vidi sul comodino accanto al letto il disegno di Gio, quello che mi aveva fatto vedere dopo pranzo.

Mi domandai di nuovo come fosse possibile che avesse preso dieci per quel disegno stilizzato e fuori tema. Provai ad analizzarlo in base ai colori e alle forme, ma nulla. Sentivo che c’era altro, qualcosa che non riuscivo a comprendere. Perché la donna? Perché il gelato? Perché da sola? Perché triste su un lato della panchina? Cosa voleva comunicare?

Sarebbe stato facile archiviare la cosa come una delle sue stramberie.

Sarebbe stato facile pensare che non avesse capito la consegna.

Sarebbe stato facile, sì. Ma mi ricordai che aveva la mia stessa vecchia professoressa. Lei scriveva sempre i giudizi descrittivi sul quaderno di ogni alunno, disegno per disegno. Scesi a prendere la cartella di Gio e trovai il quaderno di Arte. Ultima pagina. Eccolo, il giudizio. Lessi:

Alla richiesta di illustrare la guerra, tutti gli studenti della classe hanno disegnato fucili, cannoni, bombe, morti. Tutti tranne uno. Mazzariol ha scelto di rappresentare la guerra a modo suo: la ragazza è la fidanzata di un soldato che è partito per la guerra. Ora deve andare a prendere il gelato, che per Mazzariol è la cosa più bella del mondo, da sola.

La guerra è anche questo: andare a prendere il gelato da soli.

 

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