[tratto da “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”]

La signora S., una donna intelligente sulla sessantina, ha subito un ictus massivo che le ha compromesso le parti più profonde posteriori dell’emisfero cerebrale destro, lasciando peraltro intatta la sua intelligenza, e il suo senso dell’umorismo.

A volte si lamenta con le infermiere perché, dice, non le hanno messo sul vassoio il dolce o il caffè. Quando queste rispondono: “ma è lì, signora, a sinistra”, sembra non capire quello che dicono, e non guarda a sinistra.

Se le voltano piano la testa facendo sì che il dolce entri nel suo campo visivo, nella metà destra non compromessa del suo campo visivo, dice: “Oh, eccolo. Prima non c’era”.

Essa ha completamente perduto l’idea di sinistra per quanto riguarda sia il mondo esterno sia il proprio corpo. Talvolta si lamenta che le sue porzioni sono troppo piccole, ma il fatto è che mangia solo quello che è a destra nel piatto, non le viene in mente che il piatto abbia anche una sinistra.

A volte decide di mettersi il rossetto e si dipinge la metà destra delle labbra, tralasciando completamente la sinistra: è quasi impossibile affrontare questo problema perché non si riesce ad attirare la sua attenzione su di esso: non ha la minima consapevolezza di sbagliarsi.

Lo sa intellettualmente, è in grado di capire, e ride: ma le è impossibile saperlo direttamente.

Dal momento che ne ha una conoscenza intellettuale, frutto di un ragionamento, ha elaborato alcune strategie per affrontare la sua mancanza di percezione. Non può guardare a sinistra direttamente, non può voltarsi a sinistra, e allora si gira a destra e continua a girare fino a descrivere un cerchio. Ha chiesto e ottenuto una sedia a rotelle girevole, e ora, se non riesce a trovare qualcosa che sa che ci deve essere, ruota la sedia a destra finché la cosa cercata non le cade sotto gli occhi.

Questo sistema le dà ottimi risultati soprattutto se non riesce a trovare il dolce o il caffè.

Se le sue porzioni le paiono troppo scarse, fa un giro a destra tenendo gli occhi fissi a destra finché non appare la metà che prima mancava; allora la mangia, o meglio ne mangia la metà, e si sente un po’ più sazia. Ma se ha ancora fame, o se riflette sulla cosa e capisce che probabilmente ha percepito solo metà della metà mancante, fa un secondo giro finché non appare il quarto rimanente, di cui consuma la metà.

Di solito a questo punto la fame è scomparsa – dopotutto ha mangiato sette ottavi della porzione – ma se ha particolarmente fame o è mossa da una spinta ossessiva può fare un terzo giro trovando così un sedicesimo della porzione (il sedicesimo rimanente, il sinistro, resta naturalmente nel piatto).

“E’ assurdo” dice la signora S. “mi sento come la freccia di Zenone: non arrivo mai alla meta. Sarà anche buffo, ma, date le circostanze, che altro posso fare?”

Parrebbe molto più semplice far ruotare il piatto invece che se stessi. La signora S. ne conviene e ci ha provato. O almeno ha cercato di provare. Ma la cosa è stranamente difficile, non le viene naturale, come invece lo è far piroettare la sua sedia a rotelle, perché il suo sguardo, la sua attenzione, i suoi movimenti e impulsi spontanei sono ormai tutti esclusivamente e istintivamente rivolti a destra.

Particolarmente penosa era per lei l’ilarità suscitata allorché compariva con una sola metà del viso truccata, con il lato sinistro assurdamente privo di rossetto e di fard.

“Io guardo nello specchio” diceva “e metto il trucco su quello che vedo”.

Ci chiedemmo se non fosse possibile procurarle uno specchio che le permettesse di vedere a destra la parte sinistra del viso, ossia il viso come l’avrebbe visto qualcuno che le stesse di fronte.

Tentammo con un sistema di televisione, sistemando la telecamera e il monitor di fronte a lei; il risultato fu sorprendente e bizzarro. Perché ora, usando lo schermo come uno specchio essa vedeva effettivamente la parte sinistra del viso a destra, un’esperienza che confonde anche una persona normale e che a lei risultò doppiamente disorientante e inquietante, poiché ora vedeva la parte sinistra del proprio viso e del corpo, che però, in seguito all’ictus, non sentiva, non avvertiva come esistente.

“Portatelo via!” gridò angosciata e confusa, e noi non insistemmo oltre. E’ un peccato perché, come anche R. L. Gregory ipotizza, queste forme di retroazione televisiva potrebbero rivelarsi promettenti per pazienti che presentano emi-inattenzione ed estinzione del campo sinistro. La questione è così complessa fisicamente, anzi metafisicamente, che solo la sperimentazione può dare una risposta.

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