Col tempo

ella cogliea fiori

nei giardini incantati,

mausolei del cuore,

profondi sentieri

di viva solitudine.

Maceri e logori,

tessuti del cuore,

fibre di piacere

e di dolore.

Senti,

questo avido volere,

passione e speme

d’esser ricambiato,

che vanifica la bontà dell’animo.

Ella crebbe e da sospiro divenne arido deserto.

Senza più fiato, solo sabbia,

Persi la via,

morendo di sete.

I giardini incantati, custodi leali dei nostri sentimenti, dei nostri ricordi, delle speranze e degli amori persi o mai trovati, protettori delle intemperie del cuore, difensori delle emozioni più vive e profonde, oasi di pace e inferno di tormenti, qui risiede la vita intera. E quando non c’è più acqua, aria, sole, sentimenti che nutrono la terra dei giardini, non rimane che un arido deserto di indifferenza e apatia.

Un nuovo giorno ha inizio

e resta poco o niente

del legno che era casa nostra.

Tu in viaggio

per chissà quale mare,

chissà sospinta da quale corrente…

Io qui, tra sabbia e crostacei,

arenato nell’insenatura del pigro pensiero

di volerti ancora accanto.

La sabbia è la metafora per eccellenza di questa desolazione che rimane quando l’amore svanisce. Un vuoto incolmabile, come due anime che intraprendono viaggi diversi attraverso diversi oceani. E non resta più niente.

Sono lontano e

ripenso alla mia scelta.

Tu hai più volto lo sguardo

al tuo passato?

[…]

Domani,

mi dico,

accadrà di certo.

Domani.

Un instabile equilibrio tra il passato e il futuro, tra rimpianto e speranza, uno sguardo volto indietro, un occhio fugace sempre teso a ciò che sarà… Oggi è ciò che conta, ma forse rendersene conto è la sfida più difficile.

Nei giardini incantati,

ho perduto la via

e poi l’ho ritrovata,

sol per perderla di nuovo.

È un susseguirsi di emozioni, uno sbandamento continuo nel mare dei sentimenti: perdersi, ritrovarsi e poi perdersi nuovamente… Un tuffo nel vuoto, ripescati a riva, anneghiamo di nuovo nell’amore che ci conduce lontani, persi in un labirinto intricato di ricordi e nostalgia, passione e attesa.

Eppure sino a ieri

leggevo coi miei occhi,

e sentivo con le orecchie,

di gente che prega

perché il futuro arrivi in fretta.

Senza passar per il presente.

Senza saper che il futuro è già domani

e il domani

è l’oggi in altra veste.

Questa smania di essere già proiettati nel giorno che deve ancora arrivare, la fretta di scivolare nel futuro, correre più veloce del tempo stesso, questa foga di sapere ciò che sarà non ci permette di assaporare l’oggi, il presente, il dono più grande di tutti.

Ho sete

e bevo dalla tua bocca.

Ho fame

e mi nutro del tuo amore.

Ho male

e tu sei la mia cura.

[…]

Nulla rispose

perché non ascoltò,

ne ora, né mai.

Errore dopo errore,

urla dopo urla,

lite dopo lite.

Giorno dopo giorno,

notte dopo notte.

 

Filo conduttore della raccolta è comunque il sentimento amoroso, sempre contrapposto alla violenta disillusione; parole fra le più dolci si alternano a sfoghi che urlano dolore, ricostruendo le storie d’amore di una vita, rifugiandosi nelle memorie del passato, cercando una luce nei giardini del futuro.

 

 

NOTE BIOGRAFICHE

Stefano Labbia, classe 1984, è un giovane autore italiano di origine brasiliana. Nato nella Capitale, ha pubblicato la sua prima raccolta di poesie, “Gli Orari del Cuore” nel 2016 per Casa Editrice Leonida. Al lavoro sulla sua prima serie televisiva originale inglese di stampo teen drama, dal titolo “Fear”, di cui è unico ideatore e sceneggiatore, vive attualmente a Londra. Nel 2017 ha pubblicato la sua seconda silloge poetica dal titolo “I Giardini Incantati” (Talos Edizioni).

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