A che serve esser tristi

se neanche tu da lassù

ti dispiaci un po’ per me.

 

Una riflessione apre questa raccolta poetica, accompagnando fin da subito il lettore nell’universo di ricordi, emozioni e sentimenti che si riflettono in tutti i componimenti.

 

Poi, mamma, nel pomeriggio, ho lasciato

Pienza. Sono salita sulle colline nude

delle Crete senesi. Poche case e qualche cipresso.

Io ancora in piedi, in mano a uno spaventapasseri.

Ma quel campo, quel campo pieno di sfere di luce,

ci sono andata vicina: dentro i covoni il sole,

mamma, fa tanti tanti tanti di quei cerchi!

Un vecchio li guardava con nostalgia,

e tu forse avevi ragione quando parlavi troppo

e dicevi:- sono le tracce d’un amore

che si è rotolato in mezzo al grano.

 

Vedute di tempi lontani si affacciano all’orizzonte, colori e profumi, le memorie ne fanno da padrone, interrompendo il presente con la loro forza evocatrice, un passato dove si può trovare un dolce rifugio, riscoprendo il senso delle cose.

 

Ed è solo un po’ l’ombra

della sera, forse la stessa che ha preso te

quella che mi fa abbassare le ciglia azzurre,

e chiudere fra le mani una stella

come fosse una lucciola; già un ricordo.

I ricordi che non sanno ridere, schiamazzare

ma si rincorrono sulle balze, a calanchi,

scendono folleggiando come le frane

e non si ricompone che una sola bocca

un bacio a perdifiato, di due mondi soli

 nudi sulla spiaggia.

 

I luoghi del passato si susseguono l’un con l’altro: Pienza, Siena, Volterra… Gli amori nascosti dal tempo, custoditi nel passato, una luca nei ricordi che, di tanto in tanto, ricompare ancora, illuminando nuovamente la vita.

 

Caro Ugo,

questo minuscolo borgo maremmano

dovresti vedere com’è fatto.

È fatto per pensare.

L’orologio del bar è fermo.

Un profumo di mare

solleva un pezzo di tovaglia.

 Una cartolina da spedire.

Un francobollo da trovare.

Una penna in prestito.

Ma vivere

non è mai stato più semplice

d’adesso; di quest’ora senza minuti.

 

Il paesaggio, quasi come un quadro dipinto che racchiude i segreti del pittore, diventa chiave fondamentale nell’assaporare le proprie rievocazioni dei tempi che, ormai lontani, ci contemplano silenziosi.

A guardarla bene, Ugo, hai ragione tu,

ti vien una gran voglia di vivere

di aspettare domani.

Seguirò il tuo consiglio.

Penso che mi fermerò qui

almeno un paio di giorni

– e i giorni

sono diventati già quattro.

 

E uno sguardo viene buttato anche al di là del confine del tempo, oltre l’orizzonte lasciato alle spalle, un occhio al futuro, positivo, con la voglia di vivere il domani, senza mai abbandonare le nostre salde, profonde radici.

 

Mia nonna con i capelli un po’ biondi

sotto il suo fazzoletto di merletto scuro.

Aveva solo un paio di scarpe, mia nonna

e se le tolse per darle a un’altra donna

che piangeva sui gradini freddi di una chiesa.

Mia nonna con il viso di porcellana

dentro i suoi lunghi e spaesati occhi

un mare intero stava zitto.

[…]

Mia nonna faceva da mangiare, lavava, rammendava

e stirava con un ferro pesante e arrugginito

com’è la vita quando non può più protestare.

E quando scendeva la sera, un barlume di luna

le accarezzava i capelli

l’amore era tutto lì, le avevano detto,

un letto di pannocchie, un tozzo di pane e una lacrima di vino.

 

 

Crepuscolo di malinconie

sopra i tetti

quel po’ di fumo

che basta

a ingannare la pioggia.

Ed io in cucina

come una bambina

sopra una sedia di rattan

faccio facce appannate

sul vetro di mia nonna.

 

La nostalgia che pervade i componimenti giunge dritta al lettore, accompagnandolo nei ricordi degli anni passati, nella dolcezza dell’infanzia, quando anche in una giornata di pioggia in ogni goccia scivolata lungo il vetro era nascosta la gioia dell’amore.

 

Ed ora che piove,

piove sul mare

e tutti si danno alla fuga

il mare è un’infinita

trapunta di stelle

che i grandi sognatori

rammendano

con un filo d’acqua

soltanto.

 

È questa la composizione che racchiude il fulcro della raccolta e che regala il senso di tutto l’intreccio poetico. Il mare, luogo privilegiato dei ricordi, accoglie in sé la pioggia nostalgica, ma diventa lo spazio dove anche la luce delle stelle può trovare il suo rifugio, regalando un immenso spettacolo di vita a chi sa ammirarlo.

 

 

NOTE AUTOBIOGRAFICHE

Katia Olivieri, di origini abruzzesi, è poetessa e scrittrice. Ha vinto diversi premi letterari sia a livello nazionale sia internazionale. Fra i riconoscimenti: nel 2004 è tra i venti giovani poeti selezionati da Franco Loi per il Premio “De Palchi-Raiziss” indetto dalla Fondazione omonima di New York. Nel 2006 è risultata vincitrice al Premio “Elena Violani Landi” indetto dal Centro di Poesia dell’Università di Bologna presieduto da Davide Rondoni. Nel 2008 con “Camera singola” consegue il Premio “Gerardino Romano” indetto dall’Università di Benevento. Suoi testi sono apparsi su numerose riviste e antologie. Ha vinto il Premio letterario giornalistico “ScrivereOltrepensiero” 2009, per l’intervista e la recensione a “Il fuoco della poesia” di Davide Rondoni. Nel 2013 ha vinto la XIII edizione del Concorso delle Arti e delle Lettere “Ma adesso io” indetto dal Comune di Faenza. Lavora alla Redazione Radiofonica, Semplificazione del Linguaggio e Audiovisivi di Roma Capitale. Katia Olivieri è su Twitter all’indirizzo @KATIAOLIVIERI1 e su Facebook all’indirizzo http://facebook.com/piccoliegrandiautori. Con Piove col sole, Montag Edizioni, 2016, vince il Premio Internazionale “Navarro”, Premio speciale della giuria “Città di Abano Terme”, “Premio della critica “Umberto Bozzini”, Menzione d’onore al Premio “Poseidona-Paestum”, Premio “Leandro Polverini”, nella sezione ermetica, Premio “Donna e Poesia” – vincitore unico per la poesia – Casa Internazionale delle donne di Roma.

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