A nessuno è dato scegliere dove sarà collocata la sua boccia di vetro, se nella tranquilla cucina di un vecchio pensionato o sul mobile del corridoio di una cada nella quale si consumerà una tragedia. È il caso, così si dice, a decidere. E a volte può stabilire che il nostro mondo debba andare in mille pezzi e a noi non resti che boccheggiare nella speranza che qualche anima pia passi da lì e ci raccolga. Il problema è che, quasi sempre, l’attesa è più lunga dell’agonia.

Cesare è un vecchio burbero e vedovo, ormai divenuto cinico e insofferente, con un rapporto fatto di rimproveri e contrasti coi due figli, Sveva e Dante, e il cui unico conforto è tra le braccia di Rossana.

La sua vita si snoda tra il nipotino Federico e le chiacchierate a casa del vicino e amico Marino, una vita monotona senza grandi stravolgimenti, fino a quando, sul pianerottolo, non arrivano i nuovi vicini.

Ci sono vite lineari e altre più tortuose. La mia di sicuro appartiene alla seconda categoria. Poche volte ho saputo davvero ciò che desideravo e come raggiungerlo, per il resto ho navigato sempre a vista. Il fatto è che fin da giovane ho capito che per rincorrere un sogno devi essere pronto a sacrificare qualcosa, fosse anche il tempo libero, e io non ho mai voluto privarmi di nulla, tantomeno del tempo libero.

Emma è la giovane ragazza che colpisce la sua attenzione e, ben presto, Cesare capisce che nel rapporto tra lei e il marito qualcosa non funziona; l’uomo è infatti violento e aggressivo nei confronti della moglie e il vecchio Cesare, stravolgendo le abitudini egoistiche di una vita, decide che occorre intervenire.

Il problema è che quando ti avvicini alla fine ti vengono a far visita di notte molte vocine irritanti che bisbigliano in modo insistente: datti una mossa, non marcire in casa, fai qualcosa di folle, cerca di rimediare a tutto il non fatto della tua misera vita.

Aiutato da Marino e dalla vecchia gattara Eleonora, Cesare escogita un piano, mentre Emma comincia ad aprirsi sempre più nei confronti del vicino, quella figura paterna e protettiva che lei non ha mai conosciuto.

Caddi nel medesimo errore, credere di avere tutto il tempo davanti.

E mentre le vicende di Emma si insinuano nella sua vita, Cesare ha modo di riflettere e far luce sul suo passato, fatto di rimorsi e cose non dette, arrivando persino ad un acceso scontro con la figlia Sveva, durante il quale emergono tristi verità sulla moglie defunta.

Se sbagli semina, non puoi aspettarti chissà quale raccolto.

Con il supporto di Rossana, chiamata a stargli vicino in un modo ben diverso dal solito, Cesare decide di affrontare per una volta se stesso e il suo burbero carattere, accettando senza remore l’omosessualità di Dante e dimostrando di essere un buon padre, riflettendo sulla sua vita e sulle sue scelte, sui bivi e sugli amori passati, per redimere e trovare un senso, nel poco tempo che ancora rimane, ai suoi settantasette anni.

Che poi mica è semplice recuperare il tempo perduto, in pochi anni devi mettere a posto un’esistenza. Quando inizi a capire come vanno le cose suona il gong, come se in un quiz televisivo cominciassi a fare il tuo gioco gli ultimi trenta secondi, mentre i tre minuti precedenti li hai passati a guardarti le unghie.

La felicità è però un insieme di attimi, brevi e fugaci, e non è mai fatta per rimanere troppo a lungo: in una notte tutto si frantuma, compresa la boccia di vetro del pesce di Emma, e Cesare si rende conto che, nonostante i suoi settantasette anni, la vita non gli ha ancora insegnato ad essere abbastanza forte da superare una tragedia.

Le malattie, i dispiaceri e i traumi che ti hanno segnato non sono serviti a fortificarti. Non si impara mai come affrontare un dolore, si vive e basta.

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