[tratta dalla raccolta "Poesie senza patria” e dedicata alla moglie Carmen Yanez]

 

 

L’ultima nota del tuo addio

mi disse che non sapevo nulla

e che arrivavo

al tempo necessario

di imparare i perchè della materia.

Così, fra pietra e pietra

seppi che sommare è unire

e che sottrarre ci lascia

soli e vuoti.

 

Che i colori riflettono

l’ingenua volontà dell’occhio.

Che i solfeggi e i sol

raddoppiano la fame dell’orecchio

Che è la strada e la polvere

la ragione dei passi.

 

Che la via più breve

fra due punti

è il giro che li unisce

in un abbraccio sorpreso.

Che due più due

può essere un pezzo di Vivaldi.

Che i geni gentili

stanno nelle bottiglie di buon vino.

 

Una volta imparato tutto questo

tornai a disfare l’eco del tuo addio

e al suo posto palpitante scrissi

la Più Bella Storia d’Amore

ma, come dice l’adagio,

non si finisce mai

d’imparare e aver dubbi.

 

Così, ancora una volta

facilmente come nasce una rosa

o si morde la coda un a stella cadente,

seppi che la mia opera era scritta

perchè La Più Bella Storia d’Amore

è possibile solo

nella serena e inquietante

calligrafia dei tuoi occhi.

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