Recensione di Elena P.

 

Una strage effimera colpisce la famiglia Anderson: moglie, marito e due bambine massacrati, corpi spariti. Una telefonata incastra un uomo, Enigma, il cui corpo non lascia emergere niente se non numeri tatuati su ogni singolo lembo di pelle e due occhi neri e penetranti, capaci di leggerti dentro.

 

 

Però c’era anche una parte di lei, profonda e irrazionale, che spingeva in direzione opposta e bramava di andare a scoprire l’inganno. Voglio vedere cosa c’è dietro al sipario, guardare negli occhi il mago e smascherare il trucco.

 

Mila Vasquez viene richiamata alla realtà, da tempo abbandonata con la figlia, per occuparsi del caso Enigma. Un caso che non tarda a coinvolgerla in prima persona, quando la piccola Alice viene rapita. Ed è a questo punto che inizia la partita di Mila, costretta a riprendere in mano un passato messo da parte per proteggere il proprio futuro.

 

A differenza di tutti quelli che conosceva, lei non riusciva a provare empatia. Quando aveva avuto il coraggio di parlarne con uno psichiatra, questi aveva dato un nome al suo disturbo: alessitimia. Consisteva in una sorta di analfabetismo emotivo. Mila non era capace di rapportarsi agli altri in maniera affettiva. Qualcuno lo chiamava “gelo dell’anima”. È dal buio che vengo, ed è al buio che ogni tanto devo ritornare…

 

Guidata da personaggi misteriosi che non lasciano indizi su di sé, Mila inizia a giocare con l’Altrove, una realtà virtuale che accoglie i più infidi desideri umani e che porta alla luce le tenebre delle persone. E quando mondo virtuale e mondo reale non hanno che un confine troppo labile per capire cosa è vero e cosa non lo è più, Mila deve solo affidarsi al suo istinto e al suo sangue freddo.

 

Non c’era bisogno di avere un alter ego in un maledetto mondo virtuale. Conduciamo una doppia esistenza anche senza internet. Perché una parte di noi, la più profonda e irraggiungibile, vive di vita propria. Con lei odiamo in segreto, invidiamo di nascosto gli altri augurando loro ogni male, manipoliamo, mentiamo. La usiamo per sopraffare i deboli. La nutriamo con le peggiori perversioni, permettendole di fare tutto ciò che vuol dentro di noi. E infine le diamo la colpa per ciò che siamo.

 

Di chi fidarsi? Quale strada seguire? Ogni nuovo personaggio che appare sul suo percorso sembra un incubo emerso direttamente dall’Altrove, attori che recitano la loro parte così come Lui ha detto loro di fare. È infatti lui soltanto, il Suggeritore, a tirare le fila di questo teatro dell’orrore, dove la commedia diventa tragedia e la morte un puro obiettivo per passare al livello successivo della propria partita col maligno.

 

Si chiamavano Suggeritori o killer subliminali. Si circondavano di adepti e costituivano famiglie. Uccidevano attraverso gli altri. Sceglievano un tramite, lo plagiavano e infine lo convincevano ad assecondare i propri istinti più oscuri. I suggeritori non avevano alcun rapporto con la vittima, non avevano nessun contatto con lei, non la toccavano. Spesso nemmeno la conoscevano. Lasciavano che fosse l’adepto a sceglierla, scavando nel proprio desiderio o nella propria rabbia. Loro non assistevano quasi mai all’uccisione. A volte, si trovavano in tutt’altro luogo, lontano. Il loro scopo non era la morte e nemmeno far del male. Il potere di cambiare le persone, di trasformare innocui individui in sadici assassini.

 

 

Quando anche le ultime certezze a cui Mila può aggrapparsi diventano fumo invisibile che scivola via dalle dita, allora l’unica cosa da fare è mettersi completamente nelle mani del Suggeritore che guiderà il gioco, fino al raggiungimento dell’obiettivo finale. E il colpo di scena riguarda proprio Lui, Enigma stesso, Lui dal quale tutta la partita ha preso avvio.

 

La mente vede solo ciò che la mente vuole vedere.

 

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