Elsa Morante è stata una scrittrice e poetessa italiana, ricordata per essere la prima donna a vincere il Premio Strega.

Elsa Morante nasce a Roma nel 1912 in una famiglia piuttosto numerosa; riconosciuta dal padre adottivo Augusto Morante, in realtà era figlio di Francesco Lo Monaco, morto suicida qualche anno dopo.

La carriera di scrittrice inizia prestissimo, quando, fin da giovane, si dedica alla creazione di favole per bambini, filastrocche e racconti, pubblicati sulle riviste del tempo, come ad esempio la rivista “L’Eroica”, “Oggi” e il “Corriere dei piccoli”.

Il primo libro, intitolato “Il gioco segreto”, raccoglie una serie di racconti scritti in gioventù; pubblica poi “Le bellissime avventure di Caterì dalla trecciolina”, corredato da illustrazioni che fece lei personalmente.

Nel 1941 conosce e sposa lo scrittore Alberto Moravia; frequentano le personalità artistiche più influenti del periodo, come ad esempio Pasolini, Umberto Saba, Giorgio Bassani; la serenità viene interrotta dalle rappresaglie tedesche, dunque i due sono costretti a lasciare Roma, rifugiandosi nei pressi di Latina.

Al termine della guerra, grazie ai contatti con il traduttore William Weaver, le loro opere riescono ad oltrepassare i confini italici e arrivare addirittura negli Stati Uniti. Il primo romanzo pubblicato dalla Morante è “Menzogna e sortilegio”, grazie al quale vince il Premio Viareggio.

Importante fu l’esperienza maturata nel mondo del cinema: si dedica infatti alla stesura di sceneggiature, che alla fine non furono mai trasformate in pellicole, e conduce un programma radiofonico di critica cinematografica, abbandonato a causa di una censura da parte della RAI.

Continua poi la produzione letteraria, comprendente poesie e racconti. Gli ultimi anni di vita sono abbastanza turbolenti: dapprima si separa da Moravia, poi intraprende diverse relazioni sentimentali, una delle quali col pittore Bill Morrow, morto tragicamente cadendo da un grattacielo; questa perdita segna la vita della Morante, che nonostante tutto continua a scrivere, dando alle stampe “Il mondo salvato dai ragazzini”, una raccolta di poesie, canzoni e teatro che ottiene un ampio successo.

E allora mi sono guardato negli occhi. Raramente ci si guarda, con se stessi, negli occhi, e pare che in certi casi questo valga per un esercizio estremo. Dicono che, immergendosi allo specchio nei propri occhi – con attenzione cruciale e al tempo stesso con abbandono – si arrivi a distinguere finalmente in fondo alla pupilla l’ultimo Altro, anzi l’unico e vero Se stesso, il centro di ogni esistenza e della nostra, insomma quel punto che avrebbe nome Dio.

Dopo aver scoperto di essere malata, tentò il suicidio; venne ricoverata in una clinica, ma tutti i tentativi di salvarla furono vani. Morì nel 1985 a causa di un infarto.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata