Elmore Leonard, scrittore americano conosciuto soprattutto per le sue crime novel ambientate prevalentemente a Detroit, città in cui visse per molti anni, maestro dei dialoghi attraverso i quali riesce a portare avanti le sue storie, ha deciso di raccogliere 10 regole di scrittura da dedicare a tutti gli aspiranti scrittori.

Probabilmente non smetterò finché non smetterò con tutto, non lascerò questa vita, perché è tutto quello che so fare. Ed è divertente. Mi diverto a scrivere e molto tempo fa ho detto a me stesso: “Questa cosa deve divertirti, altrimenti ti farà impazzire”.

 

Per ogni regola da lui definita, propone un esempio ritrovato nelle sue letture: un vero professionista si pone dei limiti per poi superarli, ecco l’insegnamento più importante.

1 –  USA CON PARSIMONIA DIALETTI, REGIONALISMI, SLANG

Non esagerare mai con parole che riproducono così com’è il parlato: un esempio di questo tipo di scrittura lo si ritrova nei libri di Annie Proulx, dove vengono riportate le voci del Wyoming, come nel suo libro di racconti “Distanza ravvicinata”.

2 – NON USARE MAI LA PAROLA “IMPROVVISAMENTE”

Non pone spiegazioni a questo consiglio: in generale, gli scrittori che utilizzano spesso questo avverbio hanno un controllo minore sull’uso dei punti esclamativi nei propri testi.

3 – PROVA AD ESCLUDERE LE PARTI CHE IL LETTORE TENDE A SALTARE

Parti dalla tua esperienza di lettore: cosa salti quanto inizi a leggere un romanzo? Probabilmente tutti quei lunghi paragrafi descrittivi, contenenti un numero troppo alto di vocaboli, densi e lenti. Ecco, prova ad eliminarli da ciò che stai scrivendo.

4 –  NON APRIRE UN LIBRO PARLANDO DEL TEMPO

Non farlo soprattutto se è una descrizione per creare l’atmosfera; il lettore vuole personaggi e fatti, rischieresti di fargli saltare tutta l’introduzione. Un’eccezione di questa regola è Barry Lopez, che nel suo libro “Artic Dream” utilizza più modi per descrivere il freddo e la neve dal punto di vista di un eschimese.

5 – EVITA I PROLOGHI

Lo stesso discorso vale per i lunghi prologhi: potrebbero annoiare il lettore, quindi cerca di non inserirne, a meno che non serva assolutamente per introdurre i fatti. Per esempio, c’è un prologo in “Quel fantastico giovedì di Steinbeck”, espresso da un personaggio del libro, il quale afferma: “Mi piace che si parli molto nei libri e non mi piace che qualcuno mi dica com’è il tipo che sta parlando. Voglio capire com’è dal modo in cui parla.”

6 – EVITA DESCRIZIONI DETTAGLIATE DEI PERSONAGGI

Falli vivere, fai far loro azioni, falli emozionare… I lettori capiranno molto di più in questo modo che con pagine e pagine di descrizione. Per esempio, in “Colline come elefanti bianchi” di Ernest Hemingway, l’unico riferimento ad una descrizione fisica dell’uomo e della donna americani che ritroviamo è la seguente: “Lei si era tolta il cappello e lo aveva messo sul tavolo”.

7 – NON UTILIZZARE MAI UN AVVERBIO PER MODIFICARE IL VERBO “DIRE”

Facendo diversamente, infatti, lo scrittore rischia di distrarre il lettore e di rallentare il ritmo del dialogo.

8 – NON LANCIARTI IN GRANDI DESCRIZIONI DETTAGLIATE

Questa regola vale sia per i luoghi che per gli oggetti; le descrizioni rischiano di deviare l’azione, di rallentare il flusso della storia: l’eccezione da lui proposta è Margaret Atwood, scrittrice in grado di dipingere scene con il solo uso delle parole.

9 – PER GESTIRE I DIALOGHI UTILIZZA SOLTANTO IL VERBO DIRE

Uno scrittore, introducendo la frase pronunciata da un personaggio, sarà sempre troppo invadente; per evitare questa circostanza, meglio utilizzare il verbo “dire” piuttosto che altri verbi come “esclamò”, “urlò”, “sussurrò” … Un esempio è un libro di Mary McCarthy; qui Elmore Leonard una volta trovò un dialogo terminante in “asserì”.

10 – VACCI PIANO CON I PUNTI ESCLAMATIVI

Non usarne troppi, sii ponderato, a meno che tu non sia Tom Wolfe: in quel caso… mettine molti!

Ma la regola più importante che ci regala Elmore Leonard è questa: “se si sente che è scritto, io lo riscrivo.”

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