Ebbene, prendiamo uno scrittore che sia davvero puro e impeccabile; non è giusto allora esaminare in generale proprio questo punto, se cioè nella poesia e nella prosa sia meglio la grandezza imperfetta oppure una mediocrità ovunque corretta e senza cadute. E ancora: in letteratura il primato è da attribuire alla quantità o alla qualità dei pregi? Sono problemi connessi alla sublimità, che bisogna assolutamente risolvere.

Io so bene che gli ingegni straordinari non sono privi di difetti: infatti, mentre la minuziosa precisione rischia di essere meschina, nelle grandi opere (come nei grandi patrimoni) è inevitabile che vi sia pure qualcosa di poco valore. Probabilmente è necessario che gli ingegni piccoli o mediocri, proprio perché non osano rischiare tendendo alla vetta, generalmente si tengano lontani da errori, mentre la grandezza è per se stessa rischiosa. Non ignoro neppure che, per natura, si preferisce giudicare le azioni umane sotto l’aspetto peggiore, e mentre il ricordo delle colpe resta indelebile, quello dei meriti sbiadisce rapidamente.

Quasi per istintiva tendenza noi ammiriamo non i piccoli corsi d’acqua, anche se sono limpidi e utili, ma il Nilo, l’Istro, il Reno e ancora di più l’Oceano; noi non proviamo un’emozione stupita davanti al fuocherello che arde nelle nostre case con la sua luce pulita, ma davanti ai grandi luminari celesti, anche se spesso si oscurano; non lo riteniamo più interessante dei crateri dell’Etna, le cui colate portano alla luce dell’abisso pietre e intere rupi e talvolta riversano fiumi di quel fuoco generato dalla terra che non conosce altra legge che la propria.

Da tutto questo, ecco qual è la conclusione: gli uomini hanno a portata di mano ciò che è utile o necessario, ma ammirano sempre ciò che è straordinario.

Per quanto riguarda i grandi talenti letterari, conviene partire da questa riflessione: uomini di questa natura, anche se sono molto lontani dall’essere senza difetti, si sollevano molto al di sopra dei comuni mortali, e se le altre qualità li rivelano uomini, il sublime li innalza vicino alla sapienza divina. Perciò chi non sbaglia mai evita critiche, ma chi è grande viene anche ammirato.

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