Joyce Carol è una scrittrice americana molto conosciuta grazie alla corposità della sua opera: pensate, ha scritto circa un centinaio di libri di vari generi (romanzi, poesie, saggi, oltre settecento racconti, opere teatrali, libri per bambini…).

Grazie alla sua abilità nello scrivere è riuscita a vincere numerosi premi, quasi una ventina!

Ed è proprio per questo motivo che oggi dedichiamo a lei la nostra attenzione: ha voluto infatti rivolgersi agli aspiranti autori, dando loro alcuni consigli fondamentali per coltivare al meglio la propria capacità artistica e comporre romanzi piacevoli e intriganti.

Caratteristica che la distingue e la rende così popolare è l’utilizzo di uno strumento molto moderno: sto parlando proprio di twitter!

La nostra Joyce, infatti, posta spesso pensieri, riflessioni e consigli vari, accrescendo la sua notorietà e la stima che il grande pubblico le rivolge.

Ed è esattamente su questo social che ritroviamo, in diversi messaggi lanciati dal suo profilo, alcuni dei consigli che voglio oggi riproporvi.

Partiamo dalla primissima cosa, la più banale, ma probabilmente la più importante: “scrivi col cuore”.

Di certo è questo il presupposto fondamentale, anche perché se uno scrittore non mette se stesso dentro le parole che compongono le sue opere non riuscirà mai a raggiungere gli altri; il pubblico si rende conto di quanto cuore ci stai mettendo, di quanta anima riponi fra le righe.

Pone poi l’attenzione sui destinatari: “stai scrivendo per i tuoi contemporanei, non per i posteri. Se sei molto fortunato, i tuoi contemporanei diventeranno posteri”.

Quindi affronta sempre tematiche importanti per chi vi leggerà, cercate argomenti che coinvolgano e facciano riflettere il mondo in cui vivete.

Se tutto va bene, il successo di uno scrittore è relativamente limitato dal punto di vista temporale, solo in pochi riescono a far sopravvivere la propria fama a loro stessi.

Dunque dedicatevi all’oggi.

Ciascuno scrittore deve essere in grado di giudicare se stesso: “sii il tuo critico, o il tuo editor: comprensivo, ma spietato”.

Abbiamo già visto come il lavoro dell’editor non è affatto semplice: egli è colui il quale si deve prendere la responsabilità di dire “questo pezzo fa schifo” (scusate la retorica elevata).

E’ lui che decide cosa è stato scritto bene e cosa invece è da rivedere o addirittura eliminare.

E’ odiato, quasi sempre, dagli autori per colpa di questa spregiudicatezza nel formulare giudizi. Perché è lui che, se il lavoro non rispetta certi standard qualitativi, ci rimette. Parliamo di lavoro. Lo scrittore, al massimo, mette in gioco la sua dignità e la sua reputazione. L’editore, se non vende, non ha di che vivere.

Quindi occorre mettere da parte il giudizio soggettivo e diventare i primi severi critici di se stessi.

Viene dunque citato un altro grande scrittore, uno dei più amati, Oscar Wilde: “la scarsa sincerità è pericolosa. Troppa sincerità è fatale”.

Ogni scrittore deve aprire il suo cuore e offrire le proprie riflessioni, vere e reali, al pubblico, non occorre mentire; la menzogna non premia, le bugie finiscono con il consumarsi dentro se stesse.

La verità, invece, talvolta non apprezzata, finisce con il durare oltre chi l’ha pronunciata.

E poi dispensa consigli di scrittura, che però abbracciano l’intera nostra esistenza: “leggi, osserva, ascolta intensamente. La tua vita dipende da questo”.

La tua vita di scrittore, ma credo che in questo caso si riferisse alla vita in generale.

Solo chi compie queste azioni riesce a godersi pienamente tutto ciò che lo circonda.

Sii un buon osservatore, ascolta più di quanto parli, leggi più che puoi, impara (mi sento di aggiungere), scopri e vivi.

Non si tira indietro nemmeno dai consigli più tecnici: “a meno che tu non stia facendo esperimenti di prosa oscura e ingarbugliata, tieni presente la possibilità di usare i paragrafi”.

Chiarezza, semplicità, immediatezza.

Queste le parole chiave per distinguere una buona scrittura da una contorta e poco comprensibile.

Chi ci legge deve sentirsi avvolto dalle parole, non sbalzato da una parte e dall’altra dei nostri periodi ricchi di subordinate e parole mai sentite.

E poi ancora: “scrivi col cuore”.

Non perché il tweet fosse stato inviato e poi dimenticato da Joyce.

Anzi, questo è probabilmente quello che più rimane impresso in qualsiasi scrittore.

La passione, la passione è l’unica caratteristica senza la quale la scrittura non potrà mai prendere vita, senza la quale non potrà mai essere considerata arte.

La scrittura, per Joyce e per tutti coloro che la praticano, non può che essere amore.

 

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