Che leggere è la gioia di molti già si sapeva, ma da oggi tutto ciò viene dimostrato scientificamente grazie ad una ricerca chiamata “la felicità di leggere”.

La “felicità di leggere” è stata organizzata da GeMS (Gruppo Editoriale Mauri Spagnol), affidata al Centro di Studi su Mercati e Relazioni Industriali (Cesmer) dell’Università di Roma e presentata il 24 ottobre 2015 in occasione del BookCity (per saperne di più clicca qui).

Scopo principale è quello di dimostrare, finalmente scientificamente e attraverso dati oggettivi, il rapporto che vige tra la lettura e il benessere degli individui.

I risultati, per chi ama leggere, non sono sorprendenti: chi legge è più felice, riesce a provare più sensazioni positive e meno negative, contenendo la rabbia molto meglio di chi non legge.

Stefano Mauri, presidente della GeMS, ha affermato che la ricerca è stata commissionata per comprendere quale impatto la sua azienda abbia nella vita delle persone e per capire se effettivamente il suo lavoro ha qualche beneficio sugli individui.

La ricerca, eseguita su un campione di 1.100 individui con un’età di almeno 14 anni, rappresenta un unicum nel suo genere: mai prima di questo momento si era provato a rispondere alle semplici domande “leggere fa bene? Ci rende felici?”.

Solitamente, infatti, gli studi in questo campo si concentrano su dati puramente quantitativi (con risultati prettamente deludenti, specie se confrontiamo i numeri italiani con i nostri parenti europei).

Questa volta invece si è voluto puntare su delle risposte di tipo qualitativo, andando ad indagare le sfere cognitiva ed emotiva, spesso trascurate, ma che rivestono uno spazio fondamentale nella vita di ciascun individuo.

Le differenze nelle vite dei lettori e dei non lettori sono state riportate su tre scale diverse, ottenendo con tutte le tipologie punteggi molto più elevati per coloro che sono dei lettori abitudinari.

L’indice emerso con la scala di Veenhoven, ha un valore di 7,21 per i non lettori contro un 7,44 per gli amanti dei libri.

La scala di Cantril (che ha un range da 0 a 10) evidenzia un punteggio di 6,92 per i primi e 7,12 per i secondi.

Infine, la scala di Diener e Biswas-Diener, la quale misura sei emozioni diverse (felicità, gioia, serenità, benessere, piacere, positività), mostra una netta distanza tra chi legge e chi invece non apprezza la compagnia dei libri.

Quest’ultima scala può misurare contemporaneamente anche sei emozioni negative (tristezza, dispiacere, malessere, negatività, rabbia e paura); i risultati questa volta si capovolgono: una percentuale inferiore risulta caratterizzare coloro che leggono, i quali provano in misura minore rabbia e ira, confermando scientificamente quanto già era noto: la lettura offre a tutti noi strumenti cognitivi fondamentali che ci permettono di affrontare al meglio le difficoltà e i momenti difficili che si incontrano.

La ricerca è andata oltre, classificando le diverse modalità per svagarsi utilizzate dalle persone nel proprio tempo libero: al primo posto, senza tante sorprese, troviamo proprio i libri, seguiti da musica, sport e, tra gli ultimi posti, i videogames (dato alquanto inaspettato!).

Purtroppo perde posti in classifica quando si tratta di valutare le attività che generano felicità (ottenendo un quarto posto, dopo sport e musica).

Per concludere, uno dei dati maggiormente evidenziati dalla ricerca è quello dell’importanza dell’educazione: fondamentali, nella vita di un bambino, risultano essere genitori e insegnanti, i quali devono preoccuparsi di far nascere questo amore per la letture fin da piccoli, creando lettori adulti consapevoli.

Compito non così complicato, considerando che leggere non fa altro che renderci persone più felici, in grado di affrontare meglio la vita con tutte le sfide che essa ci propone.

Finalmente sono riusciti a dare ragione a tutti quei lettori che si sono innamorati dei libri, comprovando, con dati oggettivi, l’influenza profondamente incisiva di questa pratica sulle nostre vite.

“Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.” (Virginia Woolf)

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