Giosuè Carducci è uno degli scrittori italiani più conosciuti e studiati a scuola, autore di numerosissimi componimenti e premio Nobel per la letteratura nel 1906.

L’arte e la letteratura sono l’emanazione morale della civiltà, la spirituale irradiazione dei popoli.

Carducci nasce nel 1835; i primi anni di vita, trascorsi a Bolgheri, sono di stenti e povertà, tanto che il giovane Giosuè non può frequentare la scuola, ma riceve solo lezioni private di latino. A causa delle ideologie politiche del padre, la famiglia fu costretta ad allontanarsi dal paese, trasferendosi a Firenze, dove poté finalmente dedicarsi agli studi e iniziare a scrivere i primi componimenti.

Mentre frequenta la facoltà di Lettere, inizia a collaborare con il giornale “Letture di famiglia”, di Pietro Thouar. Laureatosi in filosofia e filologia, inizia ad insegnare retorica in una scuola nei pressi di Pisa. Sopraffatto dai debiti economici e spinto dagli amici, Carducci diede alle stampe i suoi versi nel 1857, senza peraltro riuscire a sopperire alle questioni finanziarie.

Inizia perciò a lavorare per Gaspero Barbera, fondatore di una nuova casa editrice, come curatore filologico di varie opere, tra le quali quelle di Poliziano, Alfieri, Tassoni, Lorenzo de’ Medici… La sua vita viene però scossa da due tragedie: dapprima il suicidio del fratello Dante, successivamente la morte del padre, rimasto segnato dalla perdita del figlio. Carducci si prende in carico tutta la famiglia.

Sposata Elvira Menicucci, dalla quale ebbe cinque figli, accetta la posizione in qualità di insegnante di greco in un liceo di Pistoia e, qualche tempo dopo, grazie alla nomina del nuovo ministro dell’istruzione Terenzio Mamiani, ottiene la cattedra di Eloquenza Italiana all’Università di Bologna.

Contessa, che è mai la vita? È l’ombra d’un sogno fuggente. La favola breve è finita, Il vero immortale è l’amor.

Lo spirito creativo non abbandona il Carducci nemmeno durante questo periodo: moltissime sono le idee per sempre nuovi componimenti e saggi, anche se spesso rimanevano prive di concretizzazione, visti i numerosi impegni di lavoro.

In vista dell’unità di Italia, entra a far parte della massoneria, in particolare nella Loggia Galvani di Bologna. I fervori politici e alcuni fatti tragici segnano il resto della sua vita: muoiono sia la madre, a cui egli fu legatissimo, sia il figlio.

Non voglio far più nulla. Voglio inabissarmi, annichilirmi.

Grazie ai suoi studi, alla scrittura e alla carriera d’insegnante riuscì lentamente a riprendersi dal dolore. Nel 1873 pubblica la raccolta “le Nuove Poesie”, che ottiene un discreto successo, sia in Italia che all’estero. Seguiranno poi le “Odi barbare” e le “Rime Nuove”. Negli ultimi anni di vita metterà ordine alla sua vastissima produzione, raccogliendo le “Terze Odi barbare” e le “Rime Nuove” in un volume intitolato “Rime e Ritmi”.

A causa della salute sempre più precaria (era stato colpito più volte addirittura da paralisi), Carducci è costretto ad abbandonare il suo amato insegnamento; nel 1906 riceve il Premio Nobel per la letteratura, che però non può andare a ritirare di persona. Muore di cirrosi epatica nel 1907.

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