[Tratto da “Scritti su Wagner”]

 

Credo che spesso gli artisti ignorino il meglio delle loro possibilità: sono troppo vanitosi per rendersene conto… L’animo loro è rivolto a qualcosa di più superbo di quel che sembrano essere queste pianticelle, che sanno crescere sul loro terreno nuove, rare e belle, in una reale perfezione. Il bene più recente del loro stesso giardino e vigneto è da essi superficialmente apprezzato, il loro amore e la loro perspicacia non sono di grado uguale.

Ecco un musicista che più di qualsiasi altro rivela la sua maestria nel saper trarre i suoni dal regno delle anime dolorose, oppresse, torturate, come pure nel dare un linguaggio anche alla muta miseria. Nessuno è pari a lui nei colori del tardo autunno, nella felicità indescrivibilmente commovente di un godimento estremo, estremo più di ogni altro, breve più di ogni altro; egli possiede un accento per quelle quietamente inquietanti mezzanotti dell’anima, in cui causa e effetto sembrano perdere la loro connessione, mentre a ogni istante qualcosa può sorgere dal nulla.

Più felicemente di qualsiasi altro egli attinge all’ultimo fondo della gioia umana, per così dire al suo calice interamente vuotato, dove le gocce più aspre e più disgustose si sono commiste con quelle dolci in un ultimo buono e cattivo residuo. Egli conosce quella stanca oscillazione dell’anima, che non può più far balzi e voli, anzi neppure più camminare; ha lo sguardo schivo del dolore dissimulato, della comprensione senza conforto, del congedo senza confessione;

sì, come l’Orfeo di ogni segreta miseria egli è più grande di qualsiasi altro, e soprattutto per mezzo suo sono state aggiunte all’arte molte cose che fino a oggi sembravano inesprimibili e persino indegne di essa – le ciniche rivolte, a esempio, di cui soltanto il più sofferente è capace, e similmente molte piccolissime e microscopiche cose dell’anima, le scaglie, per così dire, della sua natura anfibia – sì, egli è il maestro dell’assolutamente piccolo.

Ma non lo vuole essere! Il suo carattere ama invece le grandi pareti e i temerari affreschi!… Quel che gli sfugge è che il suo spirito ha un altro gusto e un’altra tendenza – un’ottica diametralmente opposta – e ama starsene seduto in silenzio agli angoli di case diroccate: è lì che nascosto, nascosto a se stesso, dipinge i suoi veri capolavori, che sono tutti brevissimi, lunghi spesso una sola battuta, è lì che comincia a diventare davvero buono, grande e perfetto, forse unicamente lì.

 

Wagner è uno che ha sofferto profondamente – questa è la sua priorità sugli altri musicisti. Io ammiro Wagner ogniqualvolta egli mette in musica se stesso.

 

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